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Amazzonia: lo sapevate che...? PDF Stampa E-mail
Scritto da Sa   
sabato 09 luglio 2005
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Amazzonia: lo sapevate che...?
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Amazzonia: Terra dimenticata? La risposta a questa domanda non può essere che.. sì. Tutti lo sanno, tutti ne hanno sentito parlare, forse tutti disapprovano la distruzione dell’Amazzonia ma praticamente nessuno fa nulla. Due dati hanno colpito la mia attenzione: il primo è che la deforestazione in amazzonia supera quest’anno del 6% quella del 2004.

 

 



 Il secondo è ancora più sconcertante: la distruzione dell’Amazzonia oggi avviene ad una velocità impressionante.  “Greenpeace” afferma infatti che ogni minuto viene devastata una superficie pari a 6 campi da calcio. Ogni minuto! Questo in altri termini è pari ad un tasso annuale di 26'130 chilometri quadrati di alberi sradicati, definitivamente.

Sconvolgente è soprattutto che la maggior parte di ciò avviene nell’illegalità: un esempio emblematico ci è testimoniato sempre da “Greenpeace” che ha affermato che ad esempio Dei 12.576 km quadrati persi nello Stato del Mato Grosso, 4.176 kmq erano stati autorizzati dal governo. Il resto era illegale.” Questo significa che più di 2/3 del legno è stato tagliato senza permessi.

 

Ma cosa fare? E il governo brasiliano che ruolo ha? Economisti, ambientalisti e studiosi affermano che il Brasile è confrontato con un grosso dilemma, quello cioè di scegliere se promuovere tale business in modo da pagare il debito di cui il Paese da anni soffre, oppure se combattere la distruzione dell’Amazzonia. Dai dati che sono forniti la “scelta” compiuta dal governo brasiliano sembra piuttosto chiara, così come la scelta di “non agire” fatta dalle più grandi potenze del mondo… Il buco dell’ozono e l’effetto serra sono solo alcuni dei sintomi del crescente inquinamento e della crescente deforestazione, effetti che però sono devastanti. A noi tutto questo appare piuttosto chiaro, peccato che gli Stati Uniti, più grande potenza e inquinatrice del mondo, abbia deciso di non aderire ad esempio al protocollo di Kyoto. Ma, e questo lo dico sarcasticamente, qualche passo Bush lo sta facendo.. Durante l’attuale G8 il Presidente americano ha difatti ammesso per la PRIMA volta che l’uomo può essere un responsabile del surriscaldamento della Terra.. Non male pensando che statistiche dimostrano che pochi americani collegano l’inquinamento all’uomo e al suo agire..

 

 

 




Commenti (16)
1. 12-07-2005 15:14
La terza scelta
Il governo potrebbe anche disporre di una terza soluzione: autodeterminarsi come nazione sovrana ed indipendente. Il che significa rispettare da un lato l'ecosistema brasiliano e proteggere le sue terre e i suoi patrimoni naturali, e d'altro lato rivendicare l'annullamento del debito grazie a questo suo impegno: la foresta amazzonica è utile per il mondo intero! Certamente oggi questo sembra puramente utopista, ma se pensiamo che il debito con l’estero del Brasile, che é di più di 260 miliardi di dollari (dieci volte il Prodotto interno lordo (Pil) di Cuba e circa un terzo del PIL del paese), é dovuto in grande maggioranza alle politiche neoliberiste del precedente presidente Cardoso, e che la crisi brasiliana del 1999, come conseguenza della crisi economica del sudest asiatico del 1997, ha portato al collasso delle parità del real (la moneta brasiliana) al dollaro e ad un aumento dell’indebitamento di ulteriori $ 43 miliardi, allora si inizia a chiedersi con quale legittimità il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale vogliono imporre delle politiche d’aggiustamento strutturale. Sempre più numerosi sono gli esempi delle nazioni che seguendo le direttive del FMI e della BM (vincolanti per chi chiede un prestito internazionale o vuole ridurre il proprio debito) si sono ritrovate a far fronte a crisi sempre più grandi. Sono queste politiche che rendono, per esempio, la Bolivia il paese più povero d’america latina, quando è uno dei più ricchi in risorse naturali (petrolio). Ritornando al Brasile, oggi si ritrova ad essere il paese più iniquo del continente (Le Monde Diplomatique, novembre 2002), cioè il paese con la maggiore polarizzazione tra una piccola elite che detiene tutte le ricchezze del paese e una massa poverissima (il 20% della popolazione ha un reddito che è 30 volte più grande del più povero 20% della popolazione). Questo crea una guerra sociale che raggiunge proporzioni insolite. Nella città di Rio, tra il 1987 e il 2000 sono morti sotto i colpi di armi da fuoco più ragazzi di età inferiore ai 18 anni di quanti non siano morti complessivamente nelle guerre in Colombia, Jugoslavia, Sierra Leone, Afghanistan, Israele e Palestina. Il Brasile riserva alle sue forze armate il 2% del Pil, ma arriva a spendere più del 10,6% del Pil per proteggere i ricchi dalla disperazione dei poveri! Ma Lula deve mantenere la fiducia dei mercati, quindi mantenere l’autonomia della Banca Centrale di stabilire il tasso di interesse e di conseguenza rendere il governo alquanto inutile nel momento in cui si debba prendere decisioni su politiche economiche. Lula non può né aumentare soltanto la tassazione sui ricchi per rendere effettiva una ridistribuzione dei redditi né introdurre politiche che colpiscano le enormi ineguaglianze sociali ed economiche che caratterizzano il Brasile. 
Ora quali soluzioni ci sono allo strapotere delle multinazionali che investono in amazzonia per acquistare legno e carne da esportare verso i mercati statunitensi e europei (!!), e che influenzano le direttive della BM e che hanno al loro soldo i potenti industriali Brasiliani? Da un lato una presa di coscienza del consumatore (vedi commercio equo, acquistare prodotti Bio, o carni svizzere). D’altro lato sperare in un rafforzamento del Mercosur (Mercato comune del sud tra Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay) contro il NAFTA (North American Free Trade Agreement, che prevede i liberi scambi tra Canada, Stati Uniti e Messico). Solo allora ci sarà speranza per un’amazzonia che ricominci a vivere ed a respirare come una volta. Finché il potere oligarchico brasiliano sarà nelle attuali mani, né Lula né Greenpeace né tutti buoni discorsi del mondo bloccheranno i Bulldozer delle multinazionali.  
Scritto da gench (Ospite)
2. 12-07-2005 15:20
post scriptum
mi viene in mente, leggendo che "ogni minuto viene devastata una superficie pari a 6 campi da calcio", che nel mondo ogni 5 secondi muore un bambin sotto i 5 anni per fame o malnutrizione, e che nel mondo c'é abbastanza cibo per nutrire 3 volte la popolazione terrestre. Ciò nonostante si disbosca l'amazzonia per allevarci bovini per portare la carne negli Stati Uniti e in Europa! Mondo skifo...
Scritto da gench (Ospite)
3. 14-07-2005 17:48
il debito del Brasile...
Certamente quello che scrivi è giusto, anzi, sono pienamente d’accordo ma credo che la questione del debito estero del Brasile è molto complessa e cancellare semplicemente il suo debito non è la soluzione, ma solo un inizio per l’avvio dello sviluppo di questo Paese. Il costo maggiore a cui oggi il Brasile sottostà è quello legato agli interessi sul debito, interessi altissimi. Addirittura ci sono alcuni economisti che stanno cercando di dimostrare che a causa di meccanismi distorti oggi forse il Brasile sta pagando il doppio questi interessi, rendendo ancora più difficile una situazione già complessa di per sé (ciò però non è ancora dimostrato ma è una teoria in corso di sviluppo ). Alcune persone e studiosi propongono al Brasile di non pagare questi interessi, ma credo che questo per il Brasile sarebbe un’arma a doppio taglio perché fondamentalmente il Paese ha bisogno dei capitali esteri e non pagare gli interessi comporterebbe di sicuro che pochi sarebbero interessati ad investire ancora in Brasile… Anch’io credo che le azioni del FMI e della BM sono state spesso fallimentari per i Paesi che le hanno attuate (si pensi al caso emblematico della dollarizzazione Argentina o di Paesi africani che, sotto “consiglio” / obbligo di queste istituzioni, hanno attuato processi di privatizzazione dell’acqua e il cui risultato è stato un aumento di più del 90% del prezzo di questa vitale risorsa). Anche il Brasile è uno di questi esempi, infatti la dollarizzazione per esso è stata devastante e ha portato ad una crescita esponenziale del suo debito. Le iniziative per i PVS dell’HIPC sono risultate anch’esse fallimentari perché comunque troppo rigide e restrittive e pochissimi sono i Paesi che sottostanno alle condizioni richieste per un ottenimento d’aiuto delle istituzioni internazionali. 
Il problema del debito estero è un problema complesso poiché colpisce in particolare la popolazione povera e impedisce al Brasile di svilupparsi, rimanendo quindi sempre più un Paese che dalla globalizzazione non trae benefici ma piuttosto flagelli. Non so quale sia la soluzione più adeguata ma sicuramente la situazione attuale non è sopportabile e accettabile, e questo perché le conseguenze sono “pesanti”, le vittime troppe e la povertà oltremisura. La distruzione della foresta Amazzonica è solo uno dei molti problemi ma è comunque una questione che tocca tutti, tutto il mondo. Io credo che la microfinanza sia un piccolo ma ottimo strumento per cambiare le cose, per provare a invertire la tendenza di distruzione e povertà del Brasile, e questo partendo dall’interno del Paese e con l’aiuto a coloro che non hanno le risorse ma che si impegnerebbero per avviare attività che permettano loro di sopravvivere e al loro Paese di svilupparsi.. questo potrebbe essere un inizio per cambiare le cose.. ;)
Scritto da Saby (Ospite)
4. 15-07-2005 05:21
scetticismo cosmico
Cara Sabi, vorrei avere la tua fiducia nel microcredito, ma sono comunque un po' scettico, soprattutto per un paese come il brasile con dei centri hyper industrializzati (grande industria) e una periferia dove morire di fame o ammazzati per un dollaro è più una regola che un’eccezione (e non parlo solo delle Favelas).. Io trovo che finché i paesi dell'america latina, e più in generale del terzo mondo, continuano a voler attirare i capitali stranieri e a basare la loro economia interna sulle esportazioni e sugli investimenti stranieri, si piegano al gioco della concorrenza internazionale, che rende gli investimenti di capitali sempre più incostanti e sempre più facilmente ritirabili laddove un sindacato riesce a fare accettare delle condizioni di lavoro umane o dove vince un partito che vorrebbe cambiare le cose (vedi argentina). Quello che io preconizzavo era un ripiego su se stessi, cioè di investire nella produzione di beni di consumo da vendere nel mercato interno. Molti paesi dell’america latina dispongono di enormi risorse, quello che manca è un potere popolare capace di riappropriarsele (vedi la guerra dell’acque in Bolivia). Chiaro che poi si entra in giochi di potere enormi, si parla di rimettere in causa una minuscola parte di super potenti pronti a tutto per difendere i loro interessi e quelli di chi ha investito da loro (mi ricorda il buon vecchio Fujimori, almeno l’avessero impalato!), che dispongono dei mezzi d’informazione (sfortunatamente passaparola.ch non arriva ancora!!), dei mezzi legali (giudici e tribunali) e, nel peggiore dei casi, dell’apparato di coercizione (polizia ed esercito)..  
Ma senza una presa di coscienza non cambierà mai nulla, e cacciato un Fujimori tornerà un altro Pinochet.. e con lui tanti capitali e tanti ordini su come gestire il paese e l’economia.. povero brasile.. povero Lula.. 
Scritto da gench (Ospite)
5. 29-07-2005 18:57
scetticismo cosmico
Ciao Gench! Su molte cose hai ragione … ma è un peccato che non hai fiducia nel microcredito! Anche perché i progetti che sono stati sviluppati in Brasile sono iniziati già molto tempo fa, sono tanti e hanno avuto frequentemente buoni successi! Anche nel libro di Yunus il Brasile viene citato fra i Paesi che hanno usato per primi il microcredito e la finanza etica come strumento di sviluppo per le fasce più povere della popolazione.. Il microcredito come auspichi è usato per la produzione interna di beni, a dire il vero, per la produzione e il consumo proprio di chi riceve il prestito nella maggioranza dei casi! Non sono i negativi FDI di cui parli ed è per questo che credo fortemente nella potenzialità della microfinanza.. Hai ragione, un Paese dove l’industrializzazione è alta difficilmente trarrà benefici dalla microfinanza, ma il Brasile non è solo industrializzazione, anzi.. non credi? Ovviamente come scrivi i problemi di questo Paese sono anche altri e in quei casi la finanza etica non è utile ma io credo che sia un inizio per risolvere almeno una parte di problemi.. Buone vacanze! Sa
Scritto da saby (Ospite)
6. 07-09-2005 18:58
Cdt 7.9.2005
Corriere del Ticino, / settembre 2005, 24 ore nel mondo: "Abbatte 2 milioni di alberi della foresta tropicale:arrestato." L'articolo cita: "un fazendeiro dello Stato amazzonico brasiliano del Parà ha confessato di aver abbattuto quest'anno 2 mio di alberi, pari a circa 6'800 ettari di foresta tropicale. J. D. Pereira dovrà pagare una multa di oltre 10 mio di franchi e rischia fino a 3 anni di reclusione per reati contro l'ambiente. Pereira ha spiegato di aver agito con la TOLLERANZA -se non in molti casi con la COMPLICITA' esplicita - delle autorità e della magistratura locale. -Non faccio altro che quello che tutti fanno nella mia regione- si è giustificato l'uomo". :cry
Scritto da Visitatore (Ospite)
7. 30-11-2005 03:14
Cdt 7.9.2005
oasis che??? :?
Scritto da Visitatore (Ospite)
8. 18-02-2006 03:43
Dr Giorgio Betge
Contro la deforestazione possiamo aiutare a fianziare la paintagione di alberi e nello stesso tempo risparmiarci una fortuna nel tempo. Tutte le info sono sotto: www.tropicalhardwoods. 
com
Scritto da Visitatore (Ospite)
9. 19-02-2006 19:13
bello!
Davvero interessante il sito consigliato sopra e soprattutto l'i9niziativa promossa! Sa :p
Scritto da Saby (Ospite)
10. 25-03-2006 21:54
Dr Giorgo Betge
Cara Saby, saresti interessata a visitare la piantagione dei "hardwoods Teak" a Costa Rica quest'estate? O qualcun altro(a)?
Scritto da Visitatore (Ospite)


 
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