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Elezioni 2008 PDF Stampa E-mail
Scritto da grez   
venerdì 11 aprile 2008

Come di consuetudine dopo quattro anni siamo chiamati ai voti.
Il nostro ruolo di cittadino è esaltato e sbandierato da chiunque abbia deciso di correre per una qualunque carica politica, d’improvviso un manipolo di individui diventa propositiva ed innovativa per i soliti temi, tasse, sicurezza, ambiente…
Vi siete mai chiesti come mai i temi si ripetono sempre nel corso d’ogni elezione? Semplice, perché nessuno, dopo essere eletto, li tratta mai concretamente.
Ogni quattro anni eleggiamo persone che promettono le stesse identiche cose che ci avevano promesso i politici di quattro anni prima. Un circolo vizioso che giova solo a loro, alle loro carriere e al loro personale prestigio in società.

 “Ma la democrazia, come la concepiscono gli uomini politici, è una forma di governo, vale a dire è un metodo per indurre la gente a fare ciò che i loro governi vogliono, credendo di fare ciò che essa vuole.”
Bertrand Russell in Libertà e autorità nell’educazione (1928)

La politica è il reality show delle persone noiose. Il fatto che ogni politico tenti di far carriera, guadagnare di più e salire nella scala gerarchica non dovrebbe testimoniare l’assurdità di tutto il sistema?
Lo spettacolo delle elezioni.
Ogni quattro anni il popolo, più o meno ignorato dai politici nel corso della precedente legislatura, improvvisamente è bombardato con il messaggio che “votare è molto importante”. In quello che certo chiamano TV spazzatura, i leader dei partiti appaiono in trasmissioni per rispondere a domande poste da esponenti della “gente normale”. Questi programmi televisivi, trasmessi per un paio d’ore ogni quattro anni, dovrebbero servire a convincerci che viviamo in una democrazia.
Una volta terminata la circense carovana elettorale dei vari partiti l’elezione avviene, tutto torna come prima e il partito vincitore farà quello che vuole giustificandosi dicendo di essere stato eletto dal popolo.

Esiste un’alternativa concreta ai governi eletti al popolo. È quella per cui il popolo si autogoverno, ovvero gestisce i propri affari senza affidarsi a un’autorità esterna. L’anarchia è mal vista, ma in realtà, è un modo ragionevole e sensato di organizzare la convivenza civile, perché pone l’accento sull’importanza delle soluzioni a livello locale.
Dobbiamo riconoscere la nostra dignità, il nostro potere e la nostra forza creativa, non permettere che la pigrizia e il desiderio di comodità ci impediscano di vivere come vogliamo!

Lev Tolstoj la definisce così:

L’anarchia è una forma di governo o costituzione in cui la coscienza pubblica e privata, formatasi attraverso lo sviluppo della scienza e della legge, da sola è sufficiente a mantenere l’ordine e a garantire tutte le libertà. In essa, di conseguenza, i corpi di polizia, i metodi di prevenzione e repressione, l’ufficialità, la tassazione eccetera sono ridotti al minimo. In essa, più in particolare, le forme della monarchia e della centralizzazione intensiva scompaiono, e sono sostituite da istituzioni federali e da un modello di vita basato sulla comunità. Quando la politica e la vita domestica sono diventate tutt’uno, quando i problemi economici sono stati risolti in modo tale che gli interessi individuali coincidano con quelli collettivi, allora – scomparsa ogni forma di coercizione – è evidente che tutti vivremo in uno stato di totale libertà, o anarchia.





Seconda parte dell’articolo tratto dal giornalista britannico Tom Hodgkinson.






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